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Paolo ha
bisogno di tutti noi
Puoi
contattarlo direttamente al seguente indirizzo di posta elettronica
paolo.familiari@libero.it
paolo.familiari@eninabv.eni.it
o aderire al progetto delle
adozioni a distanza
con un bonifico di
250 euro
all'anno
intestato
a
"Paolo
Familiari "
BANCA
INTESA
ABI 03069
CAB 84561
c/c
n° 2134 997408 54
(causale
"adozioni a distanza bambini congolesi", inserire nella causale anche il proprio
indirizzo di posta elettronica)".
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Si chiama Marveil Silba Poaty
e nel 2005 aveva 15 anni. E' il piccolo rugbysta della grande famiglia messa
in piedi da Paolo Familiari in Congo che la Società Rugby Sondalo
ha adottato a distanza. Nel 2006 Marveil ha dovuto
lasciare il gruppo dei mini rugbysti del Congalie e la scuola per
andare a vivere a Brazzaville. |
Su segnalazione di Paolo
Familiari,
in sostituzione di Marveil Silba Poaty che non
fa più parte del gruppo, alla Società Rugby Sondalo è stato affidato
un altro piccolo rugbysta del Congalie: Kombo Destin, un
ragazzo di 16 anni che nel 2006 frequenterà la seconda Liceo e che
tutti i giorni si fa 2 Km a piedi per raggiungere la scuola. |
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Ricorderò sempre il giorno in cui un mio carissimo amico,
nel momento in cui raggiunsi una tappa fondamentale della mia vita, mi
regalò una piccola pergamena su cui c'era scritto:
La vita è piena di sogni
vivi per realizzarli
e quando li realizzi
ti accorgi che vale la pena vivere
Da allora, ho ripensato spesso a quella frase, tutte le
volte in cui la mia vita mi sembrava difficile, tutte le volte in cui
pensavo di non potercela fare, tutte le volte in cui volevo rinunciare
ai miei ideali per ritornare con i piedi per terra, perché mi accorgevo
che il mondo era ben diverso da come me lo immaginavo guardandolo con
gli occhi di un bambino.
Avevo riflettuto molto su quella frase, è vero, e pensavo
di averne colto perfettamente il senso, eppure solo adesso che sono
passati sei anni mi accorgo che in realtà non avevo mai capito il suo
profondo significato.
Forse perché la nostra vita non è mai stata poi così
difficile, forse perché quelli che noi chiamiamo sogni spesso non sono
altro che capricci, forse perché abbiamo sempre avuto tanto e ci
perdiamo dietro a false chimere, ci danniamo per raggiungerle ma poi,
arrivati alla meta, ci accorgiamo che non era quella la felicità. Ed
allora cominciamo a desiderare qualcos'altro, e corriamo corriamo...
corriamo senza mai fermarci a riflettere su cosa stiamo facendo e dove
stiamo andando. E poi un giorno ci accorgiamo che in realtà "non era
quella la vita che volevo", e rimpiangiamo di non averla vissuta come
quando la sognavamo da piccoli di aver permesso che qualcuno chiudesse i
nostri sogni più segreti in un cassetto di aver rinunciato ai nostri
ideali voltandogli le spalle
Ma c'è qualcuno che oggi il proprio sogno l'ha raggiunto,
qualcuno che non ha mollato la presa, qualcuno che ha continuato a
lottare per realizzarlo, che non si è dato mai per vinto anche quando
gli altri lo guardavano solo come un idealista, come un sognatore..
perché certe cose sono difficili da realizzare, perché non si può
cambiare il corso delle cose... .o il mondo...
Questo qualcuno oggi ce l'ha fatta, si chiama Paolo
Familiari, ex rugbista professionista che oggi vive a Punta Nera, in
Congo, in quella che chiamiamo Africa nera, dove si è trasferito con la
sua famiglia per motivi di lavoro. E qui Paolo un bel giorno l' ha
riaperto quel cassetto senza in realtà sapere bene in quale impresa si
sarebbe imbattuto, perché quel sogno al primo spiraglio di luce è
sgusciato via veloce ed improvvisamente ha ripreso vita, forma e colore
e così è volato via lontano, trasformandosi in un aquilone, e si è
innalzato nel cielo caldo dell'africa, all'inizio timidamente, finché un
giorno, maestoso, ha preso finalmente quota sullo splendido sfondo di un
rosa tramonto africano.
Era un sogno chiamato rugby, una passione abbandonata
perché la vita a volte ci impone delle scelte chiedendoci di tralasciare
ciò a cui teniamo di più. Una passione però mai dimenticata, rimasta in
fondo al cuore di Paolo... un cuore grande come solo il sole dell'Africa
al tramonto sa essere.
E in Congo Paolo è ritornato a giocare a Rugby, finché
non si è trovato di fronte a quella che sarebbe stata la più grande
sfida della sua vita .allenare una squadra di quaranta bambini congolesi.
Bambini che per raggiungere il campo dove si allenavano tutti i sabato
mattina facevano chilometri a piedi nudi... bambini che non
frequentavano la scuola e che vivevano nella Cité, la parte della città
abitata solo dai locali bambini che a volte non parlavano bene nemmeno
il francese, lingua ufficiale del Congo... bambini che appartenevano al
mondo di nessuno, dove tutto è meno di niente, dove la fame e gli stenti
sono la regola, dove la povertà e le malattie bussano ogni giorno alla
porta dove la morte arriva sempre in anticipo e Gesù non viene nemmeno
per piangere perché li non c'è posto nemmeno per le lacrime, e ogni
istante della vita è vissuto come se fosse l'ultimo.
E così, settimana dopo settimana gli allenamenti si sono
fatti sempre più intensi, i bambini si sono impegnati sempre di più,
hanno incominciato ad aspettare con ansia il sabato e la domenica per
andare a giocare, si è riaperta nei loro cuori la speranza.. quella
speranza che viene dall'avere qualcosa in cui credere, per cui lottare,
vivere e sognare... e il sogno di Paolo ha cominciato a prendere sempre
di più forma, vita e colore. Il sogno di portare quei quaranta bambini
in Italia, per farli partecipare al torneo di rugby Topolino, che ogni
anno si tiene a Treviso.
Ecco l'inizio di questa storia, una storia fatta di anni
ed anni di allenamenti, di incontri, di telefonate di contatti con le
testate giornalistiche sportive, con le associazioni del calcio e del
rugby, di una valanga di mail di persone sconosciute .chi offriva somme
in denaro chi dava il suo supporto morale .chi voleva semplicemente dire
la sua opinione. E piano piano la cosa si 'e fatta più grande di quel
che si potesse pensare la notizia è stata diffusa sempre più, servizi
fotografici e reportage sulla storia di questi quaranta piccoli rugbisti
congolesi sono stati trasmessi da emittenti radio e televisive finché
anche personaggi influenti se ne sono interessati... e il torneo
Topolino giorno dopo giorno sembrava sempre più vicino...
Ed è stato così che, mercoledì scorso, dopo una lotta
all'ultimo minuto per ottenere visti, passaporti ed autorizzazioni
burocratiche, dopo notti passate in bianco a Brazaville perché
all'ultimo minuto, proprio quando la cosa sembrava già fatta, sembrava
che stesse per saltare tutto, un gruppo di 16 bambini congolesi,
accompagnati da quattro adulti, hanno lasciato Punta Nera.. tra gli
applausi della folla e delle autorità locali giunte all'aeroporto per
porgere loro il saluto per auguragli buona fortuna e con tanta tanta
speranza nel cuore
Solo sedici, perché per gli altri 24 non c'era stato
nulla da fare, non si era riusciti ad avere i permessi perché non
avevano un passaporto, un'identità, una famiglia, o una data di nascita
anche approssimativa... erano bambini che probabilmente avevano perso i
genitori durante la guerra, e da Brazaville erano scappati a Punta Nera
erano soli, insomma figli di nessuno.
Ma dal momento in cui misero piede su quell'aereo
dell'Air Gabon, proprio da quel momento preciso, ebbe inizio l'avventura
italiana. Un'avventura fatta di privilegi incredibili che non avevano
mai avuto ed ai quali non erano abituati.. come un paio di scarpe nuove
o una coca cola tutta per se come un gelato o un lecca lecca come un
pasto caldo o una coperta con cui coprirsi la notte come vestiti nuovi e
puliti o come un pacchetto di caramelle mangiate una dopo l'altra come
se fossero noccioline.. come l'acqua calda per lavarsi tutto questo e
tante tante altre cose ancora...
Un'avventura cominciata a Roma, con l'udienza dal Papa,
l'incontro con la Roma calcio, il Colosseo, i Fori imperiali.. e poi i
palazzi, i negozi e tutti quei bianchi.. quei bianchi che correvano
sempre, tutti vestiti dalla testa ai piedi entravano nei negozi e ne
uscivano pieni di pacchetti e mangiavano patatine ed hamburger al
McDonald's e guidavano auto di lusso.. su strade perfettamente
asfaltate.. non c'erano buche per terra lì.. non c'era né sabbia né
fango.. non c'erano carretti che vendevano baguettes e non c'era nemmeno
un taxi bianco e blu .
Al torneo partecipavano squadre di bambini da tutte le
parti d'Italia... e sapevano dell'arrivo della Congalie.. ed avevano
paura di giocare con loro perché erano troppo forti e poi correvano così
veloci, e placcavano tanto, anche se quella era la prima volta che
giocavano una vera partita, anche se le loro gambe erano gracili
rispetto alle altre, anche se avevano negli occhi un'espressione mista
tra paura e stupore.. e lacrime calde gli rigavano il volto quando erano
delusi da come la loro squadra aveva giocato. Piangevano perché non
volevano deludere le aspettative di chi aveva tanto creduto in loro, per
non vedere quel sogno infranto.
Eppure non hanno perso nemmeno una partita, anche se non
sono arrivati primi per una questione di numero di mete, è stata l'unica
squadra imbattuta del torneo.
E dopo la tensione di quei giorni, quando ormai tutto era
finito, quando il ritorno a casa era ormai vicino, quando tutti li
avevano accolti a braccia aperte manifestando grande ammirazione ed
entusiasmo .proprio allora tutto il loro spirito africano è venuto
fuori... e la loro gioia è esplosa trasformandosi in danze e canti
tribali accompagnati dal suono di un bongo e da quel momento è stata
solo gioia, gioia e lacrime .ma lacrime dei grandi, lacrime di Paolo, di
Thierri, di Thomas e di Celestino lacrime di tutti coloro che avevano
visto il loro mondo, la loro vita, la loro Africa Nera lacrime di gioia,
nel vedere quei bambini finalmente felici e sereni, spensierati come i
nostri bambini felici anche se solo per un attimo, anche se presto tutto
sarebbe finito e sarebbero ritornati alla loro vita di prima, al loro
villaggio, alla loro Cité.
C'è qualcuno che ha detto che quei soldi avrebbero potuto
essere spesi meglio... ma niente avrebbe potuto essere meglio della
gioia di quei 32 occhioni scuri .né quintali di cibo, né container di
vestiti avrebbero potuto dar loro quell'attimo di intensa felicità
C'è qualcuno che pensa che quando i nostri sogni si
realizzano ci rendiamo conto che non contavano nulla... sarà perché i
nostri sogni di solito riguardano solo noi stessi, desideriamo
ardentemente qualcosa e quando la otteniamo ci accorgiamo che non era
poi così importante... perché non ci rendiamo conto che l'unico modo per
essere veramente felici è rendere felice qualcun altro. Eppure cosa
avrei dato per poter vedere il nostro mondo con gli occhi di quei sedici
bambini quel mondo che ci sembra così scontato, perché tutto ormai ci è
dovuto, quel mondo di cui non ci accorgiamo nemmeno più, e che a volte
ci fa quasi schifo solo perché qualcosa è andato storto.
Paolo ha dovuto dire grazie a tanta gente in questi
giorni.. a tutti quelli che l'hanno appoggiato, a tutti quelli che gli
hanno procurato fondi, vestiti, scarpe.. a tutti quelli che gli sono
stati vicini e che hanno creduto in quest'avventura.
Però un grazie l' ha ricevuto anche lui, un uomo,
probabilmente il padre di un bambino di un'altra squadra, gli si è
avvicinato e gli ha detto "Grazie, grazie per aver portato questi
bambini in Italia, grazie per avergli dato questa opportunità" e poi si
è allontanato in silenzio.
Ed allora Grazie, grazie da parte di tutti noi. Grazie
anche adesso che l'avventura è finita, anche ora che i bambini sono
ritornati in Congo dove tutti gli hanno fatto una grande festa.
Grazie anche adesso, perché ora Paolo ha un altro sogno,
quello di far studiare questi bambini con un progetto di adozioni a
distanza. E di riuscire a portare in Italia anche gli altri 24 per il
torneo Topolino del prossimo anno, dopo aver dato loro una identità, una
data di nascita. Continua così Paolo, non mollare, insegui anche questo
sogno senza arrenderti mai.. vivi per realizzarlo, e quando lo
realizzerai ti accorgerai che anche questa volta valeva proprio la pena
vivere.
Teresa Schiavariello
lettera tratta da
www.rugby.it |